Tema

Vini unici

Territori impervi, viticoltura eroica, ma anche vinificazioni estreme o fuori dall'ordinario, e vitigni riscoperti: ad aprile scopriamo dei vini senza uguali.

Saper guardare, questa è l'impronta dei vini di questo mese: guardare e capire la strada da prendere.

Vini unici, così abbiamo definito il percorso di aprile, dopo avere pensato a tanti nomi diversi, primo tra tutti quello di vini estremi, come spesso ci si riferisce ai vini macerati o prodotti in zone impervie. Ma il percorso che vogliamo compiere è qualcosa di diverso.  L’idea è di parlare di vini prodotti in territori complessi, che in certi casi, come le pendici del Monte Bianco, potremmo definire eroici, ma anche vini prodotti da vinificazioni originali e fuori dall’ordinario, che siano lunghe macerazioni sulle bucce, la spumantizzazione di uve solitamente usate per vini fermi, o affinamenti in anfora, per toccare anche la riscoperta di piccolissimi vitigni storici. Vini che più di tutto mostrano l’impronta e il punto di vista del produttore, che crea qualcosa di diverso da tutto il resto, da tutti gli altri della sua cantina, ma che con quegli altri si parla. Vini unici, appunto.
1.

Un viaggio nel tempo

Ritroviamo tanti nomi conosciuti, perché la ricerca e l’unicità sono in fondo parte del nostro DNA, della curiosità con cui ci avviciniamo al vino. Di tanti però vi proponiamo etichette nuove, per permettervi di scoprire nuovi aspetti delle cantine che lavorano con noi.
Ecco allora che torna Ausonia, che abbiamo conosciuto a marzo e che ci racconta del suo approccio biodinamico, di vera fratellanza con la natura: ma l’unicità del Machaon che vi proponiamo come novità questo mese è l’affinamento in anfora – un antico metodo utilizzato già in Georgia, culla della viticoltura.
L’anfora si sta via via più diffondendo tra i produttori che cercano di riscoprire i metodi più antichi, e che vogliono che i propri vini giungano a un affinamento elegante ma mantenendo il più possibile intatte le caratteristiche dell’uva. Ritroviamo quindi I Vigneri con un vino davvero unico, non solo affinato in anfora ma prodotto nel Palmento, una struttura di grande fascino tipica della zona etnea. Costruita in pietra lavica dell’Etna, il Palmento permette di non utilizzare altro che la forza di gravità e la forza dell’uomo per travasare il vino, un vino che viene ancora pestato con i piedi, come nei tempi antichi.
E se parliamo di tempi antichi non possiamo non pensare a I Borboni e al loro asprinio, raccolto come da tradizione su lunghissime, esili scale che si arrampicano nella tipica alberata aversana.

 

2.

Viticoltura eroica

Vini unici sono anche quelli coltivati in zone impervie, in cui il lavoro è quasi strappato al suolo e alle sue forti pendenze: da Rielinger, nelle Dolomiti, alla Val di Susa di La Chimera, fino ai più di 1000 metri sul livello del mare delle vigne di Crotta de la Meurdzie, le vigne più alte d’Europa dove pure il prié blanc sa crescere.

Ma la stessa virtù eroica nel lavorare a pendenze fortissime la troviamo anche fuori dalle Alpi: in Liguria prima di tutto, dove ritroviamo VisAmoris e la sua strepitosa ricerca sulle varie declinazioni del pigato, e a Ischia, dove Cenatiempo fa un eccellente lavoro di ricerca sui piccoli vitigni storici dell’isola.
E se la montagna incuriosisce ma ce la aspettiamo, è in un territorio pianeggiante, in riva al mare, che ci sorprende un vino come il Menfi DOC La Vota di Marilena Barbera, le cui vigne sono letteralmente ricoperte da metri d’acqua per parte dell’anno.

 

3.

Unicità del territorio

Ma se parliamo di vini unici non si può non parlare di Damijan Podversic, il nostro produttore del mese, che ci regala un’intervista bellissima, ponte tra passato, presente e futuro, in cui conosciamo più da vicino anche la figlia Tamara, colei che presto spiccherà il volo per le sue trenta vendemmie.

Non lontano da Damijan, a Sales, sorge l’osmiza di Gregor Budin, una delle tipiche osterie della zona. Gregor da alcuni anni ha iniziato a imbottigliare in proprio i vini che già vendeva sfusi nella propria osmiza: solo 2 ettari, poche migliaia di bottiglie, per vini che si rifanno alla tradizione friulana ma non cercano macerazioni estreme, puntando su pulizia, eleganza, e su una persistenza di grande livello, che si sente in tutte le sue etichette, dalla Malvasia, al Terrano, alla Vitovska.

4.

Un brindisi ci vuole

E infine, ora che le giornate si riscaldano e si allungano, ci viene voglia di un aperitivo all’aperto. Per questo abbiamo anche tanti spumanti nella selezione di questo mese, ma anche in questo caso sono spumanti con una personalità molto definita, fuori dagli schemi di chardonnay e pinot nero (che non guastano mai, sia chiaro). Torna quindi D’Araprì con i suoi grandi spumanti del sud, a base di bombino bianco e nero di Troia, personalissimi e classici al tempo stesso. Ed ecco Candidaterra, che da un fazzoletto di terra a Ventotene trae uno spumante gioioso, e Quartomoro, che nelle sue tante sperimentazioni produce con il più classico dei vitigni sardi, il vermentino, uno spumante non solo buono, ma che diventa sorprendente se bevuto pensando alla versione ferma dello stesso vino, che fa pensare a come con un punto di vista nuovo le cose possano cambiare pur rimanendo, nel cuore, fedeli a se stesse.

Un brindisi e, come sempre, buon viaggio.