Tema

Il vino delle donne, le donne del vino

Dedichiamo il nostro mese di marzo alle tante produttrici di vino italiane.

Da Carla Benini di Sassotondo a Silvia Corazza, da Stefania Caré di Brigante a Francesca Garbaccio di Diego Morra: marzo è delle donne.

Marzo è il mese della Giornata internazionale della donna, una giornata che non è solo il dono di una mimosa, ma è soprattutto riflessione e rivendicazione, un dito puntato sulle discriminazioni nei confronti delle donne e sulle loro conquiste, con l’obiettivo di ottenere, secondo l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, l’effettiva parità di genere.  L’Italia ha una storia complessa da questo punto di vista: un Paese storicamente patriarcale dove ancora le disparità (di trattamento, di pagamento, di opportunità) sono significative, ma in cui il discorso pubblico sta facendo finalmente importanti passi avanti.   E il mondo del vino non fa eccezione: anzi, per certi versi è all’avanguardia, anche grazie all’Associazione Donne del Vino, che da più di trent’anni promuove la conoscenza, la cultura del vino e il ruolo della donna nell’imprenditoria italiana. Noi abbiamo pensato di celebrare questo mese in un modo forse ovvio: rendendole protagoniste del nostro marzo.
1.

Volti conosciuti

Il viaggio di Marzo parte da Carla Benini di Sassotondo, una vera signora del vino italiano, i cui vini abbiamo apprezzato già nei mesi scorsi. E siamo contenti che a intervistarla sia Sandra Furlan, socia del Friuli Venezia Giulia dell’Associazione Nazionale Donne del Vino, che da questo mese inizia a collaborare con Vinevo, portando le sue conoscenze, il suo sguardo e il suo entusiasmo.

Ritroviamo poi nomi e produttori già conosciuti e da noi amati, come i due da cui il nostro viaggio è partito: Marilena Barbera a Menfi, e Damjan Podversic a un passo dalla Slovenia.
E se Marilena era già stata molto chiara (“Essere una donna che fa vino è come essere un americano o un finlandese che fa vino. Trovo non ci sia assolutamente una differenza di genere, in nessun mestiere”), da Podversic ci piace scoprire il ruolo e l’importanza che la figlia di Damjan, Tamara, ha acquisito in questi anni. È lei il futuro, lei a prendere il testimone di un nome amatissimo per gli appassionati di vino, e ne scopriremo di più il mese prossimo.

 

2.

Prime e seconde generazioni

Il racconto di questo mese è fatto di prime e di seconde generazioni. Di donne che hanno iniziato la loro azienda, a volte da sole a volte con amici e compagni di vita, e di giovani donne che di un’azienda affermata costituiscono il futuro, perché le hanno prese o stanno prendendo in mano per portarle avanti.
Tra i nomi conosciuti ci fa piacere ritrovare Antonella Gregoletto e Luciana Baso. L’una a rappresentare proprio quelle seconde generazioni che dicevamo, erede di quel Luigi Gregoletto che è stato il maestro del Prosecco, eletto anche vignaiolo dell’anno nel 2016 per la Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti. L’altra àncora ferma di quel mare in tempesta che è Piero Cella di Quartomoro, colei che ha saputo trasformare una passione in un vero progetto di vita.
E ancora ritroviamo le cantine Fay, La Marchesa e Portolano, con Elena Fay, Marika Maggi e Mara Portolano a farci da guida.

3.

Un mese di novità

Ma Vinevo vuole anche essere scoperta di realtà sempre nuove: partiamo allora per il Piemonte, ospiti di Francesca Garbaccio e del marito Diego Morra, nella loro giovane cantina: siamo nelle Langhe, e qui dal 2006 vinificano i vitigni che hanno reso grande questa zona oltre che qualche chicca come il Pelaverga. Accanto a Dolcetto e Barbera, il loro Barolo Zinzasco è uno splendido Barolo classico che porta nel nome, quello di un Rio che unisce i comuni di Verduno e La Morra, la sua identità, essendo unione di vigneti parte a Verduno e parte a La Morra.

La scoperta continua con spumanti dove meno te li aspetteresti: non in Franciacorta, Trentino o Oltrepò, ma in Val d’Aosta e Puglia: da un lato Valeria Vevey, e delle vigne impervie, oltre i 1000 metri, coltivate con la tipica pergola valdostana, qui particolarmente bassa per mantenere il calore e lottare contro i venti e il freddo di questo fazzoletto di terra ai piedi del Monte Bianco. Dall’altra parte d’Italia, ecco invece D’Araprì, il migliore segreto della spumantistica italiana: una cantina che produce solo spumanti che esaltano i vitigni locali, a partire dal Bombino bianco, arrivando al Nero di Troia. Nata di più quarant’anni fa dall’amicizia che viene dal jazz di Girolamo, Louis e Ulrico, la cantina si è nel corso del tempo affermata come una delle stelle polari tra le cantine spumantistiche italiane, e ha saputo crescere con fantasia, coraggio e grandissime capacità, dimostrando non solo la versatilità di vitigni poco utilizzati, ma anche che anche al sud si possono produrre eccellenti metodi classici. Oggi sono i figli, Anna d’Amico, Daniele Rapini e Antonio Priore, ad affiancare i genitori raccogliendo il testimone.
Rimanendo nel meridione, Stefania Caré è l’anima dei vini Brigante, una cantina che racconta come poche altre Cirò e i suoi vitigni, il Gaglioppo e il Greco bianco. Lei e suo marito Enzo, accompagnati dalla stessa passione e dal medesimo amore che animava il padre di lui Cataldo, rimangono ancorati ai valori dei tempi passati per onorare la storia della loro cantina, ma soprattutto il patrimonio di tradizione, cultura, stile che sono la vera essenza della realtà contadina di Cirò.
Risalendo lo stivale conosciamo Ausonia, una cantina che è soprattutto una bellissima storia, di come Simone e Francesca hanno cambiato vita e si sono lanciati alla ricerca di un sogno: vivere a contatto con la natura, produrre un vino che non fosse solo buono, ma che raccontasse nel suo gusto una specifica identità, quella della propria terra e della propria gente. Ma se del loro progetto ci fa innamorare il romanticismo dell’idea, a convincerci fino in fondo è la personalità dei loro vini.

E chiudiamo il viaggio di questo mese a Bologna. La rossa, la dotta, terra conosciuta più per la generosità del suo cibo che per i suoi vini. Sempre più però anche sui colli bolognesi si pratica una viticoltura che sia attenta sia alla sostenibilità ambientale sia alla qualità – aspetti che, lo stiamo vedendo in questi mesi, vanno spesso di pari passo. Lodi Corazza, di Silvia e Cesare Corazza, non fa eccezione: di loro amiamo la passione di chi rispetta il territorio e ne mantiene intatta la biodiversità, e amiamo i loro vini, a volte davvero sorprendenti.
Infine, da questo mese inizieremo anche a proporvi ulteriori approfondimenti sui temi del mese, per farvi scoprire qualche sfumatura, qualche dettaglio, qualche numero in più che ruoti attorno ai vini che troverete, e che speriamo amerete. Ci piace pensarlo come un passo in più per raccontarvi il vino, il mondo che gli ruota attorno, e il nostro modo di guardarlo.
Anche questo mese, come sempre, buon viaggio.