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Anteprima di novembre: i vulcani

Ci attende un mese incandescente

"Datemi il silenzio, l'acqua, la speranza. Datemi la lotta, il ferro, i vulcani". Pablo Neruda

Il vulcano è simbolo di vitalità. È fuoco, forza esplosiva, movimento sotterraneo, lava incandescente che cola lungo i fianchi della montagna, in uno degli spettacoli più importanti ed estremi del creato. È indecifrabile e imprevedibile, potente e misterioso, è la primordiale forza della natura. Il nostro paese è il maggior produttore di vino, con la più ricca biodiversità a livello mondiale, ed è anche l’unico paese dell’Europa continentale ad avere dei sistemi vulcanici attivi tra il Vesuvio, Pozzuoli e i Campi Flegrei dove il movimento del suolo non si ferma mai. Se consideriamo anche le isole il fenomeno si moltiplica: l’Etna manda spesso spettacolari avvertimenti di potente vivacità e proprio in questi giorni Stromboli ha dato segnali di vita prepotenti. E non dimentichiamo i sistemi vulcanici dormienti o estinti. L’Italia ne vanta un’infinità, e questa grande varietà di vulcani ha prodotto un’enorme quantità di terreni diversi. La costante che li accomuna è la ricchezza di minerali e la conseguente fertilità.
1.

Il fuoco delle isole

Nella nostra selezione abbiamo inserito produttori di diversi territori di origine vulcanica.
Fra tutti non possono mancare i vini dell’Etna. La montagna dove Zeus imprigionò il fratello Encelado che voleva prenderne il posto, e nelle cui viscere profonde Vulcano lavorava per costruire le armi degli dei: l’Etna è il vulcano per eccellenza fin dall’antichità.
La viticoltura etnea si distingue per i suoi terreni ricchi di sali minerali, per le forti escursioni termiche e per la vicinanza al mare. Le proprietà geologiche dei terreni vulcanici hanno reso impossibile la propagazione della Fillossera e hanno protetto le radici delle viti consentendogli di crescere su piede franco.
Questa opportunità, che ritroviamo in diversi altri siti vulcanici, ci permette di bere vini “originari” non contaminati dai moderni portainnesti.
Se assaggiamo un Etna Rosso notiamo subito le trasparenze, la fragranza, i piacevoli sentori di frutta rossa, le note speziate condite da una profonda mineralità. Sono vini che si bevono con estremo piacere, eleganti, minerali e di estrema nobiltà, per cui qualcuno azzarda paragoni con la lontana Borgogna.

2.

Il Vesuvio e i Campi Flegrei

Un altro territorio profondamente segnato dalla forza sotterranea dei vulcani è quello campano.
Il Vesuvio è il più celebre esemplare, e non a caso è simbolo della città di Napoli assieme a Pulcinella, alla pizza e al mandolino. Sulle pendici del vulcano, le viti vivono su piede franco protette dai terreni dalle caratteristiche sabbiose, creati dal deposito di innumerevoli eruzioni di cenere e lapilli. I Lacryma Christi del Vesuvio in versione bianca o rossa si caratterizzano per fragranza e profonda mineralità. Sono vini sapidi e longevi prodotti con il meglio che la viticoltura locale possa dare: Caprettone e Falanghina per i bianchi, Aglianico e Piedirosso per i rossi.

Poco più a nord, nei Campi Flegrei, crescono uve di Falanghina e Piedirosso a piede franco.
Queste varietà in zona sono quelle maggiormente utilizzate e sono infatti famose nel mondo per la fragranza, la sapidità e la scorrevolezza nella beva.
A Ischia, il mare e i terreni vulcanici coccolano le viti di Biancolella, la varietà principe dell’isola. Questi vini hanno una fragranza sorprendente, ma anche ricchezza e complessità che contribuiscono a un’inattesa longevità.
Nel casertano troviamo il vulcano di Roccamonfina, uno dei suoi comprensori è l’agro aversano che ha nell’Asprinio una delle varietà più affermate: non ci stancheremo mai di decantarne l’imbattibile fragranza e la spettacolarità dei suoi secolari impianti alberati.

3.

Il fuoco nascosto, a Nord

Sorvoliamo rapidamente la penisola e, arrivati in Veneto, ci imbattiamo nei Colli Euganei che, con la loro forma conica, si stagliano precisi e armoniosi nella grande pianura che li circonda, raggiungendo altezze mai superiori ai 600m/slm. Nei Colli si è persa buona parte della tradizione viticola, i vitigni internazionali hanno sostituito le viti originarie, tuttavia qualcosa resta come la pregevole Garganega e l’aromatico Moscato Giallo vinificato fermo e secco, ma anche spumantizzato dolce a bassa gradazione con la denominazione Fior d’Arancio.

Più a nord, le eruzioni marine formarono quella che è oggi la Piattaforma Porfirica Atesina.
Condivisa dalle province di Trento e Bolzano, tra la Valle di Cembra e il Renon sopra Bolzano, appare levigata dallo scorrere del tempo, immersa in un paesaggio straordinario, caratterizzato dal colore rosso del porfido, una roccia magmatica, e dalle impressionanti verticalità che riconducono a una viticoltura estrema.
I vigneti sembrano elevarsi verso il cielo e i panorami ispirano una pausa meditativa. I vini sono profumati, spesso segnati da rilevanti acidità, hanno fragranza, aromaticità e buona struttura. Impossibile non notare la piacevolezza data dall’eleganza alpina, che ritroveremo a ogni sorso, e la mai abbastanza valorizzata longevità dei vini a bacca bianca.

Qualsiasi sia la loro forma o posizione geografica, siano essi attivi, a riposo o estinti, i vulcani racchiudono in sé la forza vitale della natura, eternamente.
Riuscire a venirne in contatto anche attraverso un semplice sorso di vino è una vera fortuna e chissà, forse un po’ di quell’ardore ci investirà.

In alto i cuori e cin! cin!