Sostenibilità

Il vino sostenibile è anche buono?

La domanda è legittima: le risposte sono tante e positive

Dai giudizi della critica a uno sguardo al terreno: è vera gloria?

Fino a 20 anni fa i vini biologici, biodinamici e “naturali” erano considerati forse buoni per il pianeta, ma non tanto per il gusto, anzi a volte erano considerati di scarsa qualità. Oggi è vero il contrario: molti vini di eccellenza, magari senza sbandierarlo, sono prodotti secondo disciplinari biologici, biodinamici o comunque in maniera sostenibile.
1.

I pareri dei critici

Il leggendario Château Latour è certificato biologico, mentre Romanée-Conti – uno dei vini più costosi del mondo – è biodinamico così come Cristal, il mitico champagne della Louis Roederer.

Ci sono anche studi che dimostrerebbero come in media i vini biologici e biodinamici siano più apprezzati.
Uno studio dell’UCLA pubblicato sul Journal of Wine Economics stabilisce che i vini biologici hanno un sapore migliore. Infatti, gli autori hanno analizzato le recensioni e i punteggi di oltre 74.000 vini californiani dal 1998 al 2009 in tre riviste: Wine Advocate, Wine Spectator e Wine Enthusiast. Hanno scoperto che i vini “eco-certificati” avevano ottenuto punteggi significativamente più alti rispetto ad altri vini convenzionali.

Un secondo studio del 2021, sulla rivista Ecological Economics, questa volta esaminando 128.000 vini prodotti in Francia, ha scoperto che ancora una volta quelli certificati biologici o biodinamici, avevano ottenuto punteggi più alti. In questo studio, i punteggi sono stati raccolti e analizzati dalle guide Gault Millau, Gilbert Gaillard e Bettane Desseauve. I vini biologici hanno ottenuto un punteggio medio superiore del 6,2% rispetto ai vini convenzionali, mentre i vini certificati come biodinamici hanno registrato un punteggio superiore dell’11,8%.

2.

Un terreno sano

E si può credere o meno alle guide e ai voti dei critici, e sicuramente ci sono buoni motivi per non considerarle l’unico parametro di qualità, ma un altro modo di guardare alla cosa potrebbe essere con una prospettiva molto più… terra terra (nel vero senso della parola). Qualsiasi enologo o viticoltore sottoscriverebbe che il buon vino nasce prima di tutto in vigna, da viti sane, rispettate, aiutate nel proprio ciclo vegetativo. E limitare l’uso di agenti esterni, anche senza spingersi nel biodinamico, aiuta a preservare una biodiversità maggiore e l’equilibrio raggiunto dal terreno nel tempo.
Secondo molti infatti la coltivazione biologica o biodinamica delle vigne produce uve che “parlano” del loro luogo di provenienza, grazie all’equilibrio perfetto che hanno raggiunto con le terre in cui sono state coltivate e, una volta in cantina, l’utilizzo di prodotti adiuvanti ridotti al minimo, ci regala un vino in cui le caratteristiche specifiche del vitigno risultano il più intatte possibile.

Naturalmente ci sono vini naturali, biodinamici e biologici buoni e altri meno buoni, proprio come i vini convenzionali. Però, per usare le parole di Jancis Robinson, una delle maggiori critiche enologiche del mondo
“Un terreno sano incoraggia piante sane e ho spesso trovato una vitalità in più nei vini che si sono rivelati biodinamici”.